ICT: ecco le professioni del futuro

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Come era prevedibile, le professioni ICT sono sempre più richieste sul mercato del lavoro, tanto che, da qui al 2018, potrebbero crearsi ben 85.000 posti di lavoro nuovi che richiedono specializzazioni in Information & Communication Technology, come è stato confermato anche dalla terza edizione dell’Osservatorio delle Competenze Digitali, condotto dalle principali associazioni ICT AICA, Assinform, Assintel e Assinter Italia e promosso dal ministero per l’Università e la Ricerca scientifica (Miur) e dall’AgID.

La ricerca evidenzia, tra le criticità, la mancanza di una strategia a lungo periodo che possa coinvolgere aziende e sistema formativo, ma anche di una visione d’insieme che coordini i percorsi della Trasformazione Digitale, oltre alle risorse per rendere la pubblica amministrazione adeguata al cambiamento.

Se si guarda con attenzione gli annunci di lavoro su web analizzati nell’ultimo triennio, in tutto 175.000, emerge che la richiesta di professioni ICT cresce mediamente del 26%, con picchi del 90% per le nuove professioni legate alla Trasformazione Digitale come i Business Analyst e i gli specialisti dei Big Data, a conferma dell’evoluzione verso l’azienda “data driven”.
Cresce complessivamente del 56% la richiesta delle nuove professioni digitali: specialisti in Cloud, Cyber Security, IoT, Service Development, Service Strategy, Robotics, Cognitive & Artificial Intelligence. C’è decisamente più richiesta nel nordovest, in cui si concentra il 48% della Domanda.

Tornando alle professioni più classiche, ma sempre legate all’ICT, tiene la richiesta di Analisti Programmatori, in costante crescita (+24% lo scorso anno), che ricoprono circa 80.000 annunci di lavoro nel triennio appena trascorso 2013-2016. Sono 27.000 gli annunci relativi a posizioni di System Analyst (+30% nell’ultimo anno) e 13.000 quelli per il Digital Media Specialist, con un picco del +60% per il Web Developer.

Buone notizie anche per le retribuzioni, con una crescita nel 2016 del 5,7% per gli impiegati e del 4,9% per i dirigenti. Ciò significa che un analista programmatore guadagna in media 31.357 euro lordi all’anno se impiegato e 48.509 se quadro.

Facendo riferimento agli 85.000 posti di lavoro che dovrebbero crearsi da qui a fine 2018, non sempre, almeno per ora, si trovano le posizioni adatte a ricoprire gli incarichi, perché privi delle specializzazioni richieste. Di questi, 28.000 sono riferibili al 2016 e per queste posizioni il mercato richiede il 62% di laureati e il 38% di diplomati, ma il nostro sistema formativo propone troppi diplomati (8.400 in eccesso) e troppo pochi laureati in percorsi ICT (deficit di 4.400).
A questo proposito, fa ben sperare l’aumento crescente degli immatricolati nell’area ICT, che possono portare ad una preparazione sempre più particolareggiata.

Ma, per non sbagliare, quali sono le professioni del futuro? Si chiameranno Change Manager, Agile Coach, Technology Innovation Manager, Chief Digital Officer, IT Process & Tools Architect e saranno costituite da un mix più articolato di competenze, per governare strategicamente i cambiamenti imposti dalle aree Big Data, Cloud, Mobile, Social, IoT e Security.
Saranno soprattutto figure fatte da un impasto di skill tecnologiche, manageriali e soft skills quali leadership, intelligenza emotiva, pensiero creativo e gestione del cambiamento.

Vera MORETTI

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