I lavoratori autonomi i più colpiti dalla crisi

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La crisi economica ancora in corso sta facendo pagare il suo caro prezzo a tutte le fasce di lavoratori, indipendentemente dal settore produttivo di appartenenza.
Ma, se c’è da individuare una vittima che più ha risentito delle criticità degli ultimi anni, Confesercenti indica i lavoratori autonomi come i maggiormente colpiti.

Sono ben 416mila i posti di lavoro persi e 68 i miliardi lasciati indietro, che determinano in negativo l’intero reddito primario nazionale (-30,9 miliardi).

I piccoli e medi imprenditori, in particolare, sono stati messi in ginocchio dalla pressione fiscale e dalla recessione, e la loro situazione attuale richiede un drastico intervento da parte dell’Esecutivo.
Il Governo, in realtà, ha dimostrato più volte di aver compreso la condizione di affanno in cui si trovano le pmi, tanto da aver annunciato di voler ridurre la pressione fiscale attraverso un piano di tagli della spesa pubblica inefficiente e improduttiva.

Una delle principali conseguenze di questa crisi è una netta diminuzione dei redditi primari, che solo nel 2012 ha determinato la perdita di 16 miliardi, ovvero la metà della perdita complessiva (31 miliardi) accumulata, anno dopo anno, nel quinquennio.
Particolarmente pesante la flessione dei redditi primari da lavoro autonomo: 67,8 miliardi nel quinquennio, un terzo dei quali concentrato nel 2012. Un dato che trascina giù l’intero reddito primario nazionale: nello stesso periodo, infatti, quello da lavoro dipendente cresce di 13,9 miliardi.

Come fare per risollevare le sorti di un comparto, quelle delle pmi, che da sempre rappresenta l’ossatura dell’economia italiana?
Ciò che Confesercenti suggerisce è, come primo intervento, di rimodulare l’Irpef, tornare all’Iva al 20% e contenere i costi del sistema produttivo: “Al Governo chiediamo interventi necessari per contenere i costi del sistema produttivo: dalle semplificazioni amministrative, alle misure a più diretto impatto sui bilanci delle imprese (riduzione dell’IMU sugli immobili destinati alle attività produttive; riduzione dell’Irap; abbattimento degli oneri sociali). Si tratta di misure imponenti e nell’immediato onerose per la finanza pubblica. Ma come abbiamo ripetutamente evidenziato, le risorse necessarie possono essere trovate attraverso un programma di tagli alla spesa. Da tempo abbiamo avanzato una proposta precisa alle forze politiche per cambiare rotta e che si basa su un deciso taglio della spesa pubblica improduttiva e dei moltissimi sprechi per 70 miliardi di euro. Un intervento di tale portata darebbe finalmente al Paese e ai mercati un segnale immediato di vero cambiamento”.

Vera MORETTI

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