Renzi e la riforma del lavoro: le prime reazioni

Un disegno di legge per la delega al governo a riformare il lavoro semplificando smantellando la precedente legge Fornero. Matteo Renzi frena quindi sul Jobs Act: nessuna riforma a colpi di decreto, ma un passaggio parlamentare nel quale chiederà una delega per cambiare gli ammortizzatori sociali introducendo l’assegno di disoccupazione, il reddito minimo e la tutela delle donne in maternità. Dopo la conferenza stampa di ieri sono arrivate le prime reazioni dal mondo della politica e delle parti sociali:

Brunetta prova una «grande delusione per le parole del presidente Renzi ed un pizzico di nostalgia. Giulio Tremonti, quando fu accusato di `finanza creativa´, era un dilettante. Oggi è stato superato mille volte dallo scenario immaginifico tracciato che non tiene conto di alcunché. Non tiene conto delle regole di bilancio, sedimentatesi in norme di legge di rango costituzionali».

Susanna Camusso, invece, sembra più ottimista: «Credo che sia molto positiva la scelta di intervenire subito sulla riduzione della tassazione per il lavoro dipendente. Vedo che Il presidente ci ha ascoltato. Giusto intervenire anche sulla parte di coloro che, avendo un reddito fino a 8 mila euro di solito non rientrano mai in questi provvedimenti e aver fatto riferimento non solo al lavoro dipendente, ma anche agli assimilati, quindi alle firme di lavoro precario».

Solito problema di coperture per Guido Guidesi della Lega Nord: «Matteo Renzi ha fatto un comizio da campagna elettorale come segretario del Pd, usando le istituzioni a fini elettorali e dimenticandosi di essere anche il presidente del Consiglio. Ha parlato solo di disegni di legge, senza indicare le coperture economiche mistificando la realtà e prendendo in giro i cittadini».

JM

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